Vanna Iori

Su HP: “Le parole di Salvini sul biotestamento sono disumane, la legge va tutelata”

Su HP: “Le parole di Salvini sul biotestamento sono disumane, la legge va tutelata”
30/11/2017 | Categorie: Fine vita, Huffington Post, Media Press


Il mio nuovo articolo pubblicato oggi, giovedì 30 novembre 2017, sul mio blog sull’Huffington Post Italia.

 

C’è tempo – anche se si restringe sempre di più – e c’è soprattutto bisogno di portare a termine il percorso della legge sul biotestamento. Una legge di civiltà, che guarda ai diritti e che soprattutto intercetta un bisogno reale, quello della scelta, libera, sul proprio fine vita.

Stiamo parlando di un insieme di misure che possono aiutare le persone che stanno soffrendo e i loro familiari. Non parliamo di egoismi. Come si può pensare di tenere in piedi una situazione di ambiguità nel nostro paese?

Molti giocano sull’equivoco dell’eutanasia, ma su questo bisogna essere chiari: la legge, approvata dalla Camera e attualmente ferma in Senato, non prevede la possibilità di ricorrere intenzionalmente al suicidio assistito per porre fine alla propria vita. Parliamo di ben altro: di malattie che non lasciano scampo, di condizioni di vita terminale difficili, al limite della dignità umana.

Parliamo di grandi sofferenze, fisiche ed emotive, che coinvolgono non solo la persona al termine della vita, ma anche i suoi affetti. Parliamo – è necessario specificarlo e ribadirlo – della possibilità di sottrarsi all’accanimento terapeutico, che lede la dignità umana.

Chi può dirsi giudice di fronte a una persona condannata al letto da anni e con un sondino al naso senza il quale non sopravviverebbe? Il biotestamento evoca un universo variegato, fatto di storie differenti ma accomunate da elementi che vedono al centro la persona e il suo diritto all’autodeterminazione. Almeno così dovrebbe essere, perché il dibattito che si sta sviluppando in questi giorni in Italia tutto sembra tranne che considerare questo assunto come importante.

A iniziare dalle parole di Matteo Salvini, parole disumane (“Più che di fine vita io mi preoccupo della vita […] Io mi preoccupo di più di quelli che stanno vivendo e stanno vivendo male. Poi di morte, di una buona morte, ci occuperemo al momento giusto”).

Le affermazioni del segretario della Lega Nord feriscono, indignano, offendono la dignità umana perché rimandano a una concezione della vita dove gli “altri” non sono più solamente i migranti che fuggono da guerre, carestie e terrorismo, ma anche tutti coloro che sono in condizione di sofferenza nel passaggio dalla vita alla morte. Un’alterità ulteriore che comprende tutti coloro che non possiedono i requisiti di salute ed efficienza.

È un’atmosfera pericolosa e buia quella che Salvini vuole proporre, un’atmosfera che ricorda le pagine più buie della storia contemporanea, quelle dei regimi totalitari che guardavano a chi era più fragile come a uno scarto della società. Per questa strada presto potremo non occuparci nemmeno degli anziani o dei minori, dei malati? Di tutte le persone fragili?

E invece nei confronti di chi oggi vive in condizioni fisiche estreme bisogna avere un grande rispetto e soprattutto una grande attenzione. Perché questa è l’umanità. Questa si chiama civiltà. Quella che non può mancare in tutti i cittadini, ma in primis da parte di chi svolge ruolo di leadership nella politica.

Bisogna riaffermare la centralità del malato, come ha recentemente sottolineato papa Francesco, che con responsabilità e lungimiranza ha indicato una via saggia, quella che guarda al rifiuto dell’accanimento terapeutico che non serve più a nulla, ma si trasforma in una sorta di agonia quando le condizioni del malato sono oramai compromesse.

Al Parlamento spetta un compito importante e necessario. Non c’è davvero più tempo da perdere.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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