Vanna Iori

Con il lockdown in aumento la pedopornografia online

Con il lockdown in aumento la pedopornografia online
09/04/2021 | Categorie: Huffington Post, Media Press, Minori, Pedagogia


Con il coronavirus è aumentato in modo esponenziale il fenomeno della pedopornografia online, con un abbassamento dell’età delle vittime. Gli ultimi dati certificati dalla Polizia Postale descrivono una situazione allarmante che ha visto un aumento delle “condotte delittuose afferenti i reati commessi in danno dei minori” tramite il web di circa il 110% rispetto al 2019.

Parliamo di reati -come ha spiegato Assunta Esposito, vice questore della Postale di Torino- relativi allo sfruttamento sessuale dei minori e al loro adescamento online. Il lockdown, con la chiusura delle scuole e la sospensione delle relazioni sociali, ha spinto molti bambini e adolescenti ad un uso ancora maggiore della rete, in una fuga senza freni dal mondo reale spesso fatto di noia e solitudine, al mondo virtuale. Purtroppo, la presenza fisica dei minori in casa non li protegge dai numerosi pericoli della rete che ormai hanno assunto diverse e sempre più gravi connotazioni.

Durante l’isolamento forzato sono cresciute le condizioni di rischio che espongono i minori a una maggiore vulnerabilità. Le cause sono molteplici, tra queste una mancanza di supervisione genitoriale con un incremento delle preoccupazioni legate alla crisi pandemica; la mancanza di reti di sostegno extrafamiliari e della scuola, principale agenzia educativa; l’esclusiva fruizione di ambienti online; l’aumento dei contenuti, anche sessuali, prodotti dai ragazzi che sfuggono al loro controllo. A ciò si aggiunga l’aumento degli adescatori nella rete che, nel contesto pandemico, hanno intensificato la loro presenza sul web alla ricerca delle loro prede.

Di fronte a questi fenomeni deprecabili serve uno sforzo collettivo, dalla società civile alle istituzioni, per la prevenzione e il contrasto attraverso l’assunzione di una responsabilità sociale diffusa. Parliamo del futuro dei nostri bambini e ragazzi che rischiano di subire danni emotivi e psicologici permanenti difficili da curare. Parliamo di ferite che possono non rimarginarsi mai.

Il virtuale diventa reale. La conoscenza del fenomeno rappresenta il primo passo che rende possibile agire nella prevenzione e nel sostegno alle vittime. Subito dopo sono urgenti campagne informative per informare i ragazzi dei pericoli che corrono e che possono incontrare nella rete, anche attivando percorsi di formazione alle persone che lavorano a contatto con i minorenni nei settori dell’istruzione, della sanità, della scuola, della protezione sociale, della giustizia, della sicurezza e della cultura, diffondendo un’adeguata conoscenza dell’abuso nonché dei mezzi per individuarlo e segnalarlo.

Ma soprattutto bisogna offrire un sostegno alle famiglie attraverso il supporto di adeguate figure professionali e il potenziamento dei servizi socio-sanitari nel territorio. Bisogna promuovere a scuola e nei genitori l’educazione all’affettività e alla sessualità come strumenti necessari per prevenire forme di abuso e per permettere a bambini e ragazzi di effettuare scelte consapevoli nella vita reale e online. L’affettività e la sessualità si apprendono a scuola e in famiglia, ciascuno con il proprio ruolo.

Vietare ai giovani l’uso del web significherebbe comprimere il loro diritto di esprimersi, di informarsi, di giocare, di apprendere, di socializzare. Ma questo non significa la rinuncia a qualsiasi forma di controllo.

Serve consapevolezza e responsabilità da parte dei genitori. In questo senso va attuato, come indicato dal presidente della Consulta, Cesare Mirabelli, un sistema di tutele e garanzie che consenta alle famiglie di controllare l’utilizzo del web da parte dei figli, almeno quando hanno meno di 14 anni.

Perché l’indispensabile lavoro pedagogico, educativo e culturale non è sufficiente da solo per creare un argine solido e duraturo per sostenere i bambini e i ragazzi nella loro crescita dentro un mondo così articolato e complesso come quello del sistema digitale. Si tratta di controllare, seguire, raccontare, spiegare: un compito che deve coinvolgere tutte le agenzie educative, cominciando dai genitori.

Deve essere chiaro, infatti, che la questione dell’approccio alla tecnologia da parte dei minori è prioritariamente educativo. Nella specifica responsabilità che chiama in causa i genitori abbiamo bisogno di costruire, insieme a loro, percorsi di condivisione e informazione che li aiuti a individuare i pericoli, perimetrando in modo più efficace ciò che è pericoloso nel “deepweb”.

Si dovrà, da una parte, indicare criteri e regole da seguire quando i minori si trovano di fronte a contenuti violenti e pericolosi, dall’altra costruire nella realtà modelli di relazione che li appassionino e che siano pieni di progettualità e che li spingano verso l’altro in un modo funzionale alla loro crescita. Non si deve certo fermare il processo di digitalizzazione ma si deve perimetrarlo e guidarlo, cercando di fornire risposte di senso alla preadolescenza e adolescenza, soprattutto dopo una crisi devastante che ha messo in crisi il sistema delle relazioni e della formazione.




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *