Vanna Iori

Per un nuovo sistema di accoglienza

Per un nuovo sistema di accoglienza
16/03/2022 | Categorie: Huffington Post, Media Press


Una delle drammatiche conseguenze della guerra di invasione russa è l’esodo della popolazione civile ucraina verso la salvezza in Europa. I profughi arrivati finora in Italia sono solo l’inizio di un fenomeno di ampie dimensioni che richiede interventi a più livelli. Il nostro è il primo paese europeo, dopo la Polonia, per presenza di cittadini ucraini e le autorità prevedono che almeno 700 mila persone arriveranno nelle prossime settimane.

Dobbiamo prepararci, soprattutto, su due questioni nodali: l’accoglienza e l’assistenza sanitaria. La base giuridica che ci aiuterà a gestire questo percorso si fonda sull’attivazione del meccanismo previsto dalla direttiva 2001/55/Ce che consente nel caso di significativo afflusso di profughi nel Paesi UE, di riconoscere loro la protezione temporanea. Si tratta della prima volta ed è stato un passaggio storico per la nuova Europa che sta provando a rinascere sulle macerie della pandemia e di questa terribile guerra di aggressione contro un popolo inerme.

Il decreto con cui il Parlamento riconoscerà la direttiva europea consentirà di accedere ai servizi sanitari, di lavorare e a molti ragazzi di andare a scuola. Proprio la scuola è una delle più importanti forme di normalità per un bambino e per un ragazzo. È, dunque, importante che il Ministero dell’Istruzione abbia stanziato 1 milione di euro per garantire il diritto allo studio, il sostegno psico-pedagogico e il supporto di mediatori culturali; ora devono essere le scuole a dare forma alle linee guida previste dall’amministrazione centrale. È del tutto evidente che le somme stanziate non siano sufficienti e che servirà un ulteriore intervento che mi auguro possa essere messo in campo già nei prossimi giorni.

Il capo del dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, Stefano Versari, ha spiegato la ratio delle linee guida che si fondano su due elementi: la “pedagogia del ritorno” e la “pedagogia della scala”. La prima riguarda la capacità degli educatori di far capire ai ragazzi che torneranno prima o poi nella loro terra e che siamo in presenza di una transitorietà; questo significa mettere in campo un approccio diverso rispetto a quello previsto per i migranti che devono affrontare lunghi periodi di integrazione con l’obiettivo di diventare cittadini italiani. La seconda concerne la capacità degli educatori di affrontare questioni che non riguardano la sola dimensione del recupero degli apprendimenti ma quella emotiva e relazionale dovuta all’emergenza che deriva dalla “separazione” da una normalità che non lasciava prevedere eventi traumatici.

Si fa presto a dire accoglienza. Ma questi sono bambini e ragazzi di immigrazione che avranno bisogno di personale dedicato che agisca in modi diversi da quelli utilizzati nei percorsi di inclusione finora adottati sulla lunga permanenza: servono molte risorse per mettere a terra il giusto approccio pedagogico, psicologico ed educativo. In questo caso l’integrazione assume connotati profondamente diversi, strumenti nuovi e impostazioni contingenti.  Si deve partire dai mediatori culturali, dai pedagogisti e dagli psicologi e si deve costruire una rete tra scuola, enti locali, terzo settore, quella che chiamiamo comunità educante.

È la comunità educante, infatti, con servizi pubblici e Terzo settore, che deve costituirsi in tavoli territoriali e predisporre progetti educativi per un’accoglienza diffusa e di senso che sia davvero utile a sanare le ferite e a costruire una possibilità di guarigione emotiva. Proprio per questo serve realizzare anche percorsi per chi accoglie, elaborando una dialettica tra bambini e ragazzi che si fondi su alcuni strumenti: utilizzo dei mediatori linguistici (per esempio alle superiori l’inglese come lingua ponte), apertura pomeridiana delle scuole, attività laboratoriali o sportive.

Bisogna essere capaci di guidare i ragazzi italiani ad accogliere i nuovi arrivati, facilitando l’inserimento dei giovani ucraini. Per i più piccoli interagire attraverso il disegno o il gioco. La cosa importante è evitare ogni forma di isolamento. Sarà indispensabile assicurare un inserimento scolastico il più vicino possibile ai luoghi in cui hanno trovato asilo, avendo cura di non disperdere la rete di relazioni che uniscono tra loro gli sfollati e i familiari dove hanno trovato rifugio e accoglienza: penso ai tanti bambini o ragazzi che hanno dovuto lasciare i genitori per fuggire dalla guerra.

È fondamentale potenziare il collegamento tra il tempo scuola ed extra scuola, offrendo occasioni di socializzazione ricreative, sportive. Le scuole saranno il centro di questo presidio di civiltà a tutela dei minori, con strategie e interventi differenti in base all’età. Questa è una grande sfida per il sistema di accoglienza che dovrà non solo dare rifugio ma guarire la ferita più profonda che bambini e ragazzi si trovano a vivere: quella inferta dagli orrori della guerra.




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *