Vanna Iori

La vita emotiva degli adolescenti senza risposte

La vita emotiva degli adolescenti senza risposte


Nei giorni scorsi abbiamo visto folle di adolescenti vitali manifestare nelle piazze per la tutela dell’ambiente. Al tempo stesso ogni ricerca ci dice che oggi si stanno moltiplicando le sofferenze esistenziali tra i giovani. Aumentano in modo esponenziale i tentativi di suicidio, il consumo di alcool, le violenze sul web e nella vita quotidiana. Nel nostro Paese il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi: oggi 6 su 100 di età compresa tra i 14 e i 19 anni hanno provato a togliersi la vita. Nel corso del 2018, il 43% dei 15enni e il 37% delle 15enni ha fatto ricorso al “binge drinking”,  l’assunzione di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche in un’unica occasione per sballarsi.  Il  Rapporto Iss sui ragazzi di 11-15 anni fotografa un quadro di grande insicurezza, incapacità di gestire le emozione e le conseguenze delle proprie azioni, disorientamento, malumore e rabbia. Un quadro desolante che descrive le tendenze emotive dei giovani che saranno gli adulti di domani e che sembrano vivere quotidianamente sensazioni di malessere esistenziale e non avere risorse cui aggrapparsi e fili interni da riannodare. Ragazzi isolati dentro bolle difficili da superare che non sanno prendersi cura di sè come se la vita si esaurisse nell’attimo presente e non offrisse nessuna reale prospettiva di senso per il futuro.

Stiamo affrontando un’emergenza senza precedenti. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e di essere aiutati a comprendere come affrontare la complessità della loro vita emotiva di cui non conoscono gli alfabeti.

Il bisogno di competenze emotive è indispensabile per compiere scelte riguardo a sé stessi e alle relazioni. Le emozioni sono sempre collegate alla ragione: cuore e cervello, pathos e logos. Anche se l’intelligenza cognitiva è molto importante, l’intelligenza emotiva e l’accompagnamento all’alfabetizzazione emotiva sono indispensabili ai giovani oggi per cogliere, valutare e gestire le emozioni proprie e riconoscere le emozioni di chi ci circonda. Ma dove e come i giovani possono esplorare questo settore vitale della formazione in modo più approfondito? Con uomini e donne o nelle serie di Netflix? Non credo. La capacità di operare scelte di vita, usando la consapevolezza di sé, l’empatia e le abilità sociali è ciò che una diffusa educazione emotiva potrebbe fare per la prevenzione del disagio e la promozione della consapevolezza di sé. Oggi la grande sfida dei sistemi educativi è proprio questa: tenere insieme le competenze emotive con quelle cognitive. Fare scuola oggi non può prescindere da questo tentativo. Cosa sono le competenze se non la capacità di usare consapevolmente e efficacemente le conoscenze e le attitudini in rapporto ai contesti?  Mi auguro che nei prossimi mesi, abbandonata la propaganda, si possa tornare a investire sugli strumenti di sensibilizzazione, di educazione all’affettività e di lotta agli stereotipi. In Italia si affida questo compito alla capacità di iniziativa di singoli dirigenti scolastici o docenti che, nell’ambito dell’autonomia concessa a ogni scuola, decidono -con il consenso e la collaborazione delle famiglie- di avviare dei percorsi specifici.

Il mio articolo per Huffington Post




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

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