Vanna Iori

Cardito, si può prevenire e contrastare l’orrore?

Cardito, si può prevenire e contrastare l’orrore?


Domenica a Cardito, un comune in provincia di Napoli, si è consumato un terrificante delitto. Un giovane uomo di 24 anni ha ucciso a schiaffi, pugni e calci, il figlio della sua compagna di 7 anni e mandato in ospedale la sorellina poco più grande.

“Avevano rotto la sponda del letto appena comprato mentre giocavano” ha detto l’uomo al termine di un lungo interrogatorio durante il quale ha spiegato di aver avuto “un momento di follia”. E ha massacrato i bambini. Follia. Orrore. Male allo stato puro.

Ma cosa può scatenare una violenza tanto feroce e inaudita? Cosa può spingere un uomo ad accanirsi con tale ferocia sul corpo di bambini? L’ira e il turbamento non sono sufficienti a spiegare, se non siamo capaci, contemporaneamente, di farci le domande giuste.

Quell’uomo aveva bisogno di essere aiutato? Quella famiglia era in grado di farcela da sola? I servizi sociali sarebbero dovuti intervenire?

C’è un male che va intercettato quando comincia a emergere e non si può far finta di nulla, provando solo a cambiargli il nome. Perché se un uomo non è in grado di comprendere le sue emozioni, ascoltare i sentimenti che prova (anche quelli più difficili da accettare), i suoi mostri, quelli a cui non è in grado di dare un nome, essi possono trasformarsi in azioni terrificanti come questa.

La mancanza di consapevolezza emotiva è uno degli elementi scatenanti della ferocia umana. Pensiamo al drammatico fenomeno del femminicidio: all’incapacità di alcuni uomini di accettare un rifiuto, una separazione, una nuova vita di cui non fanno parte.

Ecco, perché continuo a credere sia fondamentale educare, proprio a partire dalle istituzioni educative, ai sentimenti e al rispetto dell’altro. Non sono formule vuote, ma un modo reale e concreto di insegnare ai bambini fin da piccoli a comprendere le proprie emozioni, paure, disagi. Noi non possiamo impedirci di sentire ciò che proviamo, ma possiamo imparare a gestire i comportamenti conseguenti.

Ma c’è un altro elemento che non possiamo ignorare in questa follia. Oggi le relazioni familiari stanno diventando sempre più complesse; in questo caso, per esempio, si trattava di una coppia ricostituita in una seconda unione che doveva imparare a gestire il rapporto tra il nuovo compagno e i figli acquisiti.

Parliamo di adulti e minori indifesi che andrebbero accompagnati nel percorso di ricostruzione di una nuova relazione. Sono quindi i genitori che andrebbero seguiti nel percorso di ricostruzione del rapporto con i minori dopo l’avvio di una nuova famiglia. Purtroppo, nel nostro Paese non esistono servizi di accompagnamento, formazione e supporto alla genitorialità in relazione a queste esigenze.

Per questo credo sia indispensabile riflettere sull’episodio e domandarci se il nostro sistema dei servizi ha fatto tutto quello che è nelle sue possibilità per evitare una tragedia immane come quella di Cardito. Il male può essere affrontato e prevenuto. Bisogna trovare e potenziare gli strumenti. Non ci sono altre strade.

Il mio articolo per Huffington Post




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

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