Vanna Iori

“Giovani, se le domande di senso rimangono senza luoghi dove trovare risposte”

“Giovani, se le domande di senso rimangono senza luoghi dove trovare risposte”
31/03/2017 | Categorie: Dire, Giovani, Media Press


Il mio articolo di oggi, venerdì 31 marzo 2017, pubblicato sulle pagine dell’agenzia di stampa Dire.

 

Il dramma di Alatri, che ha visto protagonista un giovane massacrato dal branco fuori da una discoteca, pone molti interrogativi e, come altri episodi di devianza giovanile che caratterizzano le cronache dei nostri giorni, ci interroga su questa generazione: quali i luoghi frequentati, perché violenza e disagio sono aumentati negli ultimi anni in una sorta di escalation che sembra non avere fine sia in termini quantitativi che qualitativi.

La violenza dei giovani e tra i giovani si è fatta più efferata, priva di coscienza, lontana anni luce dai valori sani e positivi che dovrebbero orientare questa fase della vita, seppur difficile e precaria. Il boom dei social network e dei programmi di messaggeria istantanea sugli smartphone mettono in evidenza una tendenza consolidata tra i giovani di oggi, che prediligono le chat agli incontri dal vivo.

Questo perché mancano spesso luoghi di ascolto e di aggregazione, sempre meno presenti nelle città così come nei piccoli centri non urbani. I luoghi di socializzazione che vengono prediletti sono appunto le discoteche, di fatto dei non-luoghi, dove prevalgono le dimensioni dell’estetica, della sopraffazione, dello sballo a tutti i costi.

Ecco perché oggi è prioritario chiedersi come costruire spazi capaci di ricevere le domande degli stessi adolescenti. L’identità giovanile è di difficile definizione e non è certo semplice capire i valori di riferimento, i bisogni, le scelte, le domande, individuare le esperienze che possono essere significative, e soprattutto costruire progetti.

Da quali segmenti della società i giovani desumono i loro comportamenti? Dalla famiglia, dalla scuola, dal lavoro, dai media, dai pari? E quali sono i criteri attraverso cui si muovono per orientarsi nella società e integrarsi o per contrastarla o, come in molti casi, allontanarsene? Quali itinerari percorrono o tracciano essi stessi? Quali sono i modelli che contribuiscono allo sviluppo della loro identità e al senso delle loro vite?

E, ancora più radicalmente, si potrebbe porre l’interrogativo: esistono ancora modelli tramandabili ai giovani? La crisi del senso è anche legata al nostro vivere in una società in cui i cambiamenti sono così rapidi che si è modificato il senso dell’appartenenza alla storia, ovvero del nostro radicamento nel passato e della proiezione nel futuro.

Il legame che accomunava in passato le generazioni era proprio questa “eredità” di valori che venivano rivisti o riaggiustati, ma che comunque, nel modificarsi da una generazione all’altra, costituivano anche un filo di continuità tra le generazioni. Ora questo processo si è spezzato e diventa più difficile per tutti porre domande al passato e al presente, individuare risposte e renderle operanti in un contesto sociale così mutevole e differenziato.

Per costruire spazi di ascolto reali è fondamentale innanzitutto creare spazi per una progettualità giovanile. Non si tratta soltanto di pensare a costruire progetti “per” i giovani, quanto di favorire occasioni, luoghi, esperienze che facilitino nei giovani la costruzione di progetti di sé, di progetti di senso per la propria esistenza.

Perdere la dimensione progettuale significa infatti perdere la capacità di pro-gettarsi nel futuro, di concepire speranze, utopie, cambiamenti. E questo sarebbe un danno gravissimo per tutta la società. Significherebbe un appiattimento nel presente che non sa guardare avanti.

Restituire ai giovani il futuro significa recuperare quelle dimensioni di vita che hanno a che fare con l’impegno, le scelte, il coraggio, la speranza. Significa recuperare la coscienza del tempo e dell’appartenenza alla storia, individuale e sociale.

È necessaria una diffusa azione sociale per contrastare l’isolamento e l’indifferenza reciproca. Il recupero del “noi”, delle relazioni sociali che rivestano un senso, comporta il superamento dell’indifferenza sia per l’altro che è accanto a noi, sia per quell’altro più vasto che è la società.

La socializzazione si traduce così in un essere “insieme” agli altri nella crescita come individui autonomi che esercitano il proprio diritto alla dignità umana, sociale e civile, anziché essere “accanto” ma soli, senza una reale condivisione di esperienze significative.

Occorre rafforzare le esperienze di comunicazione con gli altri e con se stessi, poiché si può essere in relazione autentica con gli altri soltanto se si è in relazione autentica con se stessi. Preoccupante è sia l’incapacità dei giovani di stare da soli e il bisogno di ricercare un’ipersocializzazione virtuale nella rete, sia l’incapacità opposta di uscire dall’isolamento.

Se si riesce a trovare risposta all’esigenza di stare soli con i propri vissuti e anche con le proprie inquietudini, si deve, d’altro canto, trovare risposta anche all’esigenza di condividere con gli altri i propri pensieri e sentimenti. La comunicazione implica luoghi di ascolto per i giovani che, anche sotto la scorza più apparentemente dura di spavalderia, hanno bisogno di essere presi sul serio, di essere ascoltati, in modo non frettoloso e distratto.

Il disagio giovanile, soprattutto quello che non è ancora esploso in forme conclamate (assai più difficili da recuperare), ha principalmente bisogno di essere ascoltato.

Infine è decisivo che uno spazio giovani come luogo fisico e simbolico sia inserito permanentemente in una rete tra servizi socio-educativi (innanzitutto la scuola aperta) per individuare e creare spazi di aggregazione che facciano percepire l’esperienza di“radicamento” nel territorio, di appartenenza al quartiere, per suscitare il senso dell’abitare il territorio di appartenenza, rendendo sempre più solide le reti relazionali in contesti educativamente connotati.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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