Vanna Iori

“La disabilità non è un intralcio. Costruire il diritto al futuro, oltre le “nostre” barriere”

“La disabilità non è un intralcio. Costruire il diritto al futuro, oltre le “nostre” barriere”
03/12/2016 | Categorie: Dire, Disabilità, Media Press


Il mio articolo di oggi, sabato 3 dicembre 2016, pubblicato sulle pagine dell’agenzia di stampa Dire.

 

Ostacolo, emarginazione, derisione. E poi ancora: problema, intralcio, di difficile gestione. A questi e a tanti altri elementi negativi è accostato troppo spesso il tema della disabilità. Fisica o mentale che sia, la disabilità è oggi vista come un ostacolo insormontabile, per alcuni addirittura un “disturbo” della società dell’efficienza con la quale si è quasi costretti a convivere.

È da questa impostazione culturale che dobbiamo partire per ribaltare completamente prospettiva. La diversità, infatti, è negli occhi di chi guarda. Quando non sappiamo guardare alle nostre fragilità, sprezzanti delle differenze e delle difficoltà degli altri, non ci mettiamo in gioco nella vita reale, e non sapremo nemmeno trasformare i nostri limiti in opportunità.

La Giornata internazionale delle persone con disabilità, che si celebra oggi, ci deve far riflettere sulla necessità di rafforzare il nostro impegno nei confronti di chi è più in difficoltà. Ci sono circa 3 milioni di persone che oggi presentano una qualche forma di disabilità in Italia. Problemi cognitivi, di comunicazione, di movimento, ma anche malattie croniche.

Per loro, ogni giorno, le barriere. Architettoniche, ma anche e soprattutto emotive. Di chi guarda a loro come “scarti”, e non sa cogliere le opportunità. Perché tutti, davvero tutti, sono in grado di dare qualcosa e il contesto sociale deve essere nelle condizioni di poterlo ricevere e ricambiare.

Il cambio di passo, culturale innanzitutto, ma anche politico, presuppone un’assunzione di consapevolezza. Quella che non c’è un diverso da noi. Sì, è vero, una persona costretta a vivere la propria vita su una carrozzina ha oggettivamente meno possibilità motorie (ma solo motorie!) di una persona che è in grado di camminare sulle proprie gambe.

Lo straordinario esempio di vita che ci ha offerto recentemente la campionessa olimpica Bebe Vio è emblematico in tal senso: l’handicap può essere trasformato in gioia, vittoria, soddisfazione. Valori esattamente uguali a quelli ritenuti importanti dai cosiddetti “normodotati”.

Allo stesso modo i nostri occhi devono guardare in modo diverso le disabilità. La consapevolezza risiede in questo: considerare la disabilità come un’occasione di confronto e quindi di crescita. Individuale e collettiva.

La domanda, forse banale ma imprescindibilmente concreta, è sempre la stessa: che fare? Occorre sicuramente affiancare a questa consapevolezza un’azione concreta e quotidiana, fatta di risposte, normative e non, in grado di migliorare la qualità della vita delle persone disabili e di creare occasioni di reale inclusione sociale.

La legge sul “Dopo di noi”, approvata dal Parlamento, ha rappresentato un punto di svolta in questo percorso che deve necessariamente andare avanti. Con questa legge si dà vita per la prima volta alla possibilità di costruire un percorso individualizzato che terrà conto delle diverse esigenze specifiche della persona con disabilità in modo da programmare la prosecuzione di un prendersi cura specifico anche quando i genitori verranno a mancare.

Le persone disabili, infatti, troppo spesso si ritrovano a vivere in strutture dove prevale l’aspetto dell’omologazione, nell’assistenza e nella cura, e ora questo aspetto viene superato tramite un’attenzione al progetto di vita individuale. Grazie ad una norma recepita nel testo della legge attraverso un mio emendamento, ci sarà la possibilità per i genitori di stabilire fin da subito un legame con la figura dell’amministratore di sostegno per definire o aggiornare i termini del progetto di vita individuale.

Un percorso che potrà essere sostenuto economicamente anche attraverso un’altra novità introdotta dalla legge: il cosiddetto “trust”, che offrirà la possibilità ai genitori di trasferire i beni, mobili e immobili, ai propri figli usufruendo degli sgravi fiscali. Una norma finalizzata non solo a intervenire con efficacia sull’aspetto economico di questo fenomeno, ma anche a consentire alle persone in condizione di particolare fragilità di avere la possibilità di godere di beni che gli sono cari, a iniziare dalla propria casa.

Ora spetta a tutti noi, insieme, proseguire su questo percorso. Con gli occhi di chi guarda alle persone con disabilità senza pregiudizi e preconcetti, ma con la voglia e la volontà di ascoltare. Oltre le nostre di barriere, costruendo occasioni di cittadinanza attiva, nei fatti. Per consentire un diritto al futuro per tutti. Non uno di meno.‎




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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