Vanna Iori

Su Huffington Post: “Ma quanti papà hai? I bambini nella stepfamily”

Su Huffington Post: “Ma quanti papà hai? I bambini nella stepfamily”
21/11/2016 | Categorie: Famiglia, Genitorialità, Huffington Post, Media Press


Il mio nuovo articolo uscito oggi, lunedì 21 novembre 2016, sull’Huffington Post.

 

Capita – e l’Istat ci dice che avviene sempre più spesso in Italia – che papà un giorno decida di lasciare mamma e poi di ricostruirsi una famiglia con una nuova donna accanto, sposandosi per una seconda volta. Accade anche il contrario, ovviamente, e cioè che a compiere questa scelta sia la mamma. A queste mutazioni corrispondono altrettanti cambiamenti, profondi e non sempre di facile gestione, che coinvolgono i figli.

L’Istituto nazionale di statistica evidenzia un trend chiaro: per la prima volta da sette anni, nel 2015 si sono registrati 4.600 matrimoni in più rispetto all’anno precedente. Le seconde nozze, o successive, sono state 33.579, quasi 3mila in più rispetto al 2014. Uno scenario che contempla in sé l’aumento di separazioni e divorzi, elemento che va a completare un puzzle riassumibile in una sola parola: stepfamily.

I bambini nella stepfamily di cosa hanno bisogno? Come si devono comportare i genitori biologici e quelli che sono diventati mamma o papà di figli non loro? Sono interrogativi di non facile soluzione, ma riflettere su quali siano le necessità dei bambini nella forma familiare che prende sempre più piede nel nostro paese è doveroso per interpretare al meglio il significato dell’infanzia e della genitorialità dei nostri giorni.

Ogni stepfamily ha caratteristiche strutturali diverse nella costituzione e nel funzionamento. Oltre alla prima rilevante differenza, dovuta al fatto che uno dei due genitori biologici vive altrove, l’altra difformità riguarda la presenza di figure nuove: i “quasi fratelli”, i “terzi genitori”, i “nonni acquisiti” e tutta una rete relazionale e parentale che, gradualmente, entra a far parte della nuova famiglia.

La famiglia ricostituita non si forma istantaneamente: si deve effettuare una faticosa riorganizzazione dei tempi di vita quotidiani e dei comportamenti che precedentemente regolavano la convivenza. Il processo di stabilizzazione è graduale e richiede tempo. I rapporti nuovi non possono essere imposti: devono essere lasciati evolvere sulla base delle simpatie e delle affinità reciproche, ma anche delle eventuali insofferenze, incompatibilità, ostilità.

I bambini tendono a essere molto conformisti e a vergognarsi della diversità della loro famiglia. Occorre rassicurarli sul fatto che, pur trattandosi di una famiglia “atipica”, si tratta comunque di una famiglia “buona”. È solo una famiglia un po’ difficile da far comprendere ad altri bambini, magari educati e cresciuti in contesti più convenzionali.

Non solo nei confronti del mondo esterno, ma anche nella memoria familiare è molto importante rassicurare i bambini che non c’è nessun bisogno di nascondere o di mistificare situazioni, perché è importante sentirsi “appartenenti” a una famiglia, magari un po’ complessa, in cui i legami non sono immediatamente percepibili come quelli tradizionali, ma in cui pure esistono rapporti che possono a ben diritto essere definiti “educativi”.

Le strategie educative devono trovare i tempi, le parole, la delicatezza per rapportarsi a figli che hanno già altri genitori e che hanno vissuto la ferita della separazione. I genitori naturali devono assumersi l’onere di mantenere l’importante legame tra il figlio e la sua storia precedente, devono cioè fare in modo che egli non perda la storia della famiglia che l’ha generato.

I bambini hanno bisogno di relazioni educative improntate alla chiarezza, alla lealtà, alla capacità di porsi in una posizione di disponibilità a rivedere i propri errori e di porvi riparo (dove è possibile). Hanno bisogno di essere aiutati a elaborare i cambiamenti, non di confusione; di sincerità, non di bugie pietose; di capacità di dialogo, non di interrogatori intrusivi; di essere responsabilizzati, non oberati di carichi nelle richieste dagli adulti. In una parola, hanno bisogno di rispetto e di cura educativa.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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