Vanna Iori

Il mio articolo sull’Unità: “Dietro le seconde nozze”

Il mio articolo sull’Unità: “Dietro le seconde nozze”
17/11/2016 | Categorie: Famiglia, Genitorialità, L'Unità, Media Press, Minori


Giovedì 17 novembre 2016 il quotidiano L’Unità ha pubblicato sulla sua edizione cartacea il mio articolo dal titolo “Dietro le seconde nozze”.

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Ecco la trascrizione integrale.

In Italia ritorna il desiderio, forte, di ricostruirsi una famiglia dopo uno o anche più tentativi falliti. Ce lo dice l’Istat, con la forza dei numeri che non può essere smentita, ma i dati invece devono interrogarci sulle nuove dinamiche delle famiglie e sulla genitorialità, che per i figli si configura come una situazione nuova dove coesistono più genitori, biologici e acquisiti.

Nel 2015 sono stati celebrati in Italia circa 4.600 matrimoni in più rispetto all’anno precedente. Si tratta dell’aumento annuo più consistente dal 2008. Un trend che si accompagna all’aumento delle separazioni e dei divorzi, questi ultimi favoriti dall’introduzione del divorzio breve.

Leggendo nello specifico i dati emerge che le seconde nozze, o successive, sono state quasi 3.000 in più rispetto al 2014, con un’incidenza sul totale dei matrimoni pari al 17%. Questi numeri parlano chiaro. Ma quali sono le dinamiche relazionali, educative, psicologiche, sociali con i figli coinvolti nella dissoluzione del contesto precedente (spesso avvenuta in modo conflittuale) e nella ricostituzione del nuovo nucleo?

La coesistenza di più figure genitoriali impone la necessità di un riequilibrio delle dinamiche relazionali che intercorrono non solo tra i due nuovi partner, ma anche tra i genitori della nuova famiglia e i figli concepiti in un altro matrimonio e quelli nati dalla nuova unione.

Si tratta di realtà sempre più diffuse che però richiedono una specifica attenzione tutta da costruire, perché nel nostro Paese il fenomeno è relativamente recente e le modifiche nella famiglia tradizionale riguardano principalmente i giovani genitori.

Come comportarsi per non far vivere ai figli il nuovo compagno o la nuova compagna di vita come un «intruso»? Un primo orientamento educativo può essere individuato nella responsabilità condivisa, ossia nella capacità del genitore biologico e degli eventuali genitori sociali di assumere consapevolezza della propria diversa posizione nel ruolo parentale, in relazione ai ruoli degli altri genitori, per il bene dei figli.

È indispensabile che tutti gli interrogativi che riguardano i ragazzi siano chiariti (per quanto possibile, anche organizzativamente) prima della nuova unione. I bambini hanno bisogno di capire come sarà il nuovo contesto familiare, chi è il nuovo adulto per loro, come devono chiamarlo, che diritti può esercitare, quali sono insomma le regole nel nuovo contesto.

Se un bambino non è pronto a chiamare mamma o papà il terzo genitore, non deve essere obbligato a farlo. Sono i figli che decidono se e quando accettare la presenza di un adulto, non viceversa.

Ogni genitore non deve dimenticare che i figli sono suoi, ma anche dell’altro ex coniuge, il quale giustamente può voler continuare ad esercitare un ruolo affettivo, vuole esserci ancora. E nessuno dei due li può ritenere una proprietà.

La storia di famiglia che ognuno interiorizza deve comprendere, nelle famiglie ricostituite, tutti i frammenti, tutti i legami e la ricchezza di cui ognuno è portatore, al di là delle fratture. È una storia allargata, un racconto familiare comprensivo anche dei nuovi transiti. Una storia tra adulti e bambini che provengono da iniziali percorsi familiari differenti e li stanno intrecciando insieme.

Questo passaggio di frantumazioni e ricostruzioni sulle precedenti macerie emotive e affettive non può avvenire con eccessiva rapidità. I bambini hanno bisogno di un tempo sufficiente per elaborare la perdita di un genitore e ritrovare quel necessario equilibrio che consenta loro di affrontare un nuovo contesto familiare.

Esistono già e dovrebbero essere incrementati servizi e associazioni che possono aiutare questi passaggi. La ferita della separazione può infatti rimarginarsi e non lasciare conseguenze troppo pesanti se i bambini hanno tempo di riorganizzare i loro sentimenti, di adattarsi alla nuova realtà, accompagnati in questo dall’amore e dalle premure dei genitori. Si può essere nuovamente felici.

Ma se i bambini vengono privati di questo tempo necessario per adattarsi ai cambiamenti, può accadere che non riescano a uscire indenni dagli sconvolgimenti emotivi a cui sono sottoposti. È bene che la volontà – legittima – degli adulti di rifarsi una nuova vita e una nuova famiglia non scavalchi l’interesse supremo del benessere dei propri figli.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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