Vanna Iori

Sull’Unità il mio commento: “Dove nascono i cuori violenti”

Sull’Unità il mio commento: “Dove nascono i cuori violenti”
11/10/2016 | Categorie: Genitorialità, Media Press


Martedì 11 ottobre 2016 il quotidiano l’Unità ha pubblicato un mio commento dal titolo “Dove nascono i cuori violenti”.

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Ecco la trascrizione integrale.

 

Per tre giorni consecutivi l’hanno minacciato, poi sono passati dalle parole ai fatti: l’hanno picchiato e gli hanno dato fuoco con la benzina. È toccato a un anziano, a Siracusa, ritrovarsi vittima del branco. Lui, descritto da tutti come un uomo mite e fragile, è stato umiliato, deriso, violentato: perché di violenza si tratta, e anche efferata.

A Napoli un ragazzo di 14 anni ha accoltellato un suo coetaneo a scuola. Ancora violenza. Brutale: cronaca quotidiana. L’incapacità di riconoscere il limite e anzi la voglia di superarlo nasce dalla rabbia e si trasforma in aggressività, odio, profanazione delle regole della convivenza umana, energia distruttiva.

Sono i cuori violenti. Adolescenti smarriti dal cuore indurito e privi della capacità di interpretare e orientare in senso positivo l’universo dei loro sentimenti. Incapaci di chiedersi che senso ha e cosa ne sto facendo di questa rabbia.

Da dove nascono i cuori violenti? La risposta ce la dà una poesia di Dorothy Law Nolte: “I bambini imparano quello che vivono”. Già, cosa vivono i ragazzi oggi? La domanda interroga la società, la politica, i servizi educativi, la scuola, le famiglie.

Perché di questo analfabetismo dei sentimenti dobbiamo farci carico e mettere in atto riposte. Trovare strategie da condividere con urgenza. La responsabilità richiede un investimento culturale e politico di lotta alle povertà educative, sostegno alle fragilità genitoriali, investimento sugli orientamenti educativi, attivazione di mondi e occasioni per la crescita della vita emotiva.

I giovani si trovano oggi di fronte messaggi contrastanti da parte della società che, da un lato, incentiva la razionalità, il distacco, il controllo, e persino l’indifferenza, il cinismo, dall’altro propone un vero e proprio “culto delle emozioni”attraverso la velocità, le sostanze stupefacenti, l’alcol, lo sballo.

L’analfabetismo dei sentimenti è la sfida educativa prioritaria perché i cuori violenti pulsano anche di emozioni e sentimenti positivi, che esistono e vanno coltivati perché questi ragazzi sono il nostro futuro, ma anche il nostro presente. I sentimenti violenti possono tradursi in razzismo, omofobia, bullismo e persino in terrorismo interpersonale, dove la vita emotiva è ignorata o addirittura ritenuta un’interferenza negativa nei processi di apprendimento.

A scuola, così come in famiglia, ma anche tra gli amici, l’intelligenza del cuore è spesso nascosta o soffocata, fino a perdersi del tutto. E con essa il rispetto, l’ascolto, il dialogo con sé stessi e con gli altri.

Il familismo amorale, che pervade una genitorialità o una società smarrite e impaurite, insegna a pensare solo al proprio vantaggio senza vedere, senza accorgersi, senza ascoltare. E si amplifica nei contesti urbani degradati, nelle periferie dove si è disperso anche il senso dell’abitare come appartenenza a una comunità, o nella comunicazione online dove siamo ovunque e da nessuna parte.

Dove cominciare a ricostruire senso a queste adolescenze? Dall’aver cura della propria vita emotiva, per saper ascoltare, riconoscere, dargli un nome (gli alfabeti dei sentimenti) ciò che proviamo. E quindi assumere la responsabilità delle scelte che si compiono in conseguenza di ciò che si prova.

Il vero nodo non è quello di provare un sentimento, anche di rabbia, di odio, ma quello di scoprirne il senso. Solo così potremo decidere che cosa scegliamo di farne. Ma questa consapevolezza deve iniziare dagli adulti.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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