Vanna Iori

La mia dichiarazione di voto in aula sulla legge di contrasto a bullismo e cyberbullismo

La mia dichiarazione di voto in aula sulla legge di contrasto a bullismo e cyberbullismo
21/09/2016 | Categorie: Bullismo, Cyberbullismo, Media Press, Video


Martedì 20 settembre 2016 sono intervenuta in aula alla Camera dei deputati per la dichiarazione di voto finale a nome del gruppo del Partito Democratico sulla proposta di legge relativa alle disposizioni per la prevenzione e il contrasto dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo. Ecco il video del mio intervento.

 

 

Qui sotto la trascrizione integrale del mio intervento.

Grazie Presidente. Onorevoli colleghi

Il bullismo è spesso un fenomeno sottostimato, addirittura considerato un normale passaggio nella crescita, anche se l’incontro con le prepotenze intenzionali, premeditate, reiterate, nei confronti di una persona più debole e incapace di difendersi, lascia sempre innegabili tracce dolorose.

Oggi però gli atti di bullismo sono diventati sempre più frequenti, ma soprattutto, a seguito della diffusione di internet, dei social network, della messaggistica istantanea, si registra un aumento vertiginoso del cyberbullismo, non solo tra bambini, preadolescenti e adolescenti, ma anche in fasce di età che comprendono giovani adulti.

Il bullismo online assume caratteristiche ancora più gravi, e provoca conseguenze che non riguardano unicamente la violenza fisica ma anche quella psicologica. La storia di Carolina, suicida a 14 anni, o della dodicenne di Pordenone che si lancia nel vuoto, e di Tiziana Cantone, la giovane donna di 31anni che si è tolta la vita perché non ha retto l’urto della denigrazione e degli insulti sul web, è solo l’ultima di una serie di storie sottaciute. Storie di soprusi e di ferite online, ma non per questo meno dolorose negli effetti offline.

Questi episodi portati alla luce dalla cronaca, quando gli esiti sono tragici, ci chiedono di non fermarci al sensazionalismo o all’emozione momentanea della notizia, ma di cercare di fornire prevenzione e tutela alle vittime, senza voltarci dall’altra parte, o trovare pretestuose e infondate obiezioni agli articoli della legge che ci apprestiamo a votare.

Le ricerche indicano alcune caratteristiche ricorrenti nelle vittime: dall’aspetto fisico, al genere (il 70% di cyberbullismo sono giovani donne o bambine), dall’etnia all’abbigliamento, dall’orientamento sessuale alla timidezza fino alla disabilità. Ed è su questi aspetti che si scatena l’intenzione di procurare sofferenza, di ridicolizzare, denigrare, escludere, minacciare, impaurire, mettere in imbarazzo, ferire l’autostima attraverso insulti.

Le conseguenze del bullismo online sono più gravi e imprevedibili, tendenzialmente fuori controllo perché nella rete permangono, si diffondono velocemente le immagini, i video e le offese verbali che amplificano dolore, frustrazione, umiliazione, vergogna. Ciò rende le vittime impotenti e intrappolate nella condizione di una visibilità senza confini di tempo e di spazio: il “cyberbullo” ha la possibilità di insinuarsi nella vita privata e attuare le sue azioni in un anonimato a cui è difficile reagire.

A ciò si deve aggiungere che, essendo esclusa la comunicazione non verbale, viene a mancare la possibilità di cogliere le reazioni dell’altro nella sua concretezza corporea e nella sua mimica facciale, di vedere i feedback della sofferenza provocata. Ciò rende più disinibiti e aggressivi questi “spietati del web” che usano parole come pietre protetti da un anonimato che genera un indebolimento delle remore etiche e dei vissuti di colpa per ciò che hanno pubblicato in rete.

La presenza di compagni aventi il ruolo di complici o di semplici spettatori mette poi in luce come il fenomeno sia legato a dinamiche relazionali e comportamentali di gruppo. Infatti questi episodi si consumano frequentemente in ambito scolastico (ma anche negli ambienti sportivi, ricreativi, ludici, nelle palestre, negli oratori, nelle associazioni giovanili).

Intervenire con una legge per contrastare l’universo dei bulli era necessario e doveroso. Si va a colmare un vuoto normativo che dura da anni su un tema complesso e delicato. La legge, grazie al lavoro svolto nelle commissioni congiunte Giustizia e Affari sociali, attribuisce importanza prioritaria all’educazione e alla prevenzione, ma prevede anche interventi sanzionatori, senza eccedere in norme repressive, soprattutto quando si tratta di minorenni, ma senza escludere la necessaria punizione, pur sempre finalizzata alla rieducazione e al recupero.

Questo è lo scopo principale della legge. Le vittime infatti generalmente non parlano di ciò che subiscono, per vergogna o per paura, ma manifestano sintomi di disagio, ansia e depressione, isolamento rifiuto di recarsi a scuola o di partecipare alle attività sportive, fino a giungere, nei casi estremi, a veri e propri tentativi di suicidio. Le azioni online hanno dunque effetti offline. Il virtuale diventa drammaticamente reale. E non dimentichiamo che il suicidio è per gli adolescenti la seconda causa di morte.

Importante, in questo senso, è una delle norme previste dalla legge, cioè l’oscuramento, la rimozione e il blocco dei contenuti di cyberbullismo attraverso un’istanza ai responsabili dei siti Internet, delle piattaforme telematiche e dei servizi di messaggistica o al Garante della privacy che può effettuare direttamente questi interventi se, entro 24 ore, non vi provvede il responsabile.

Le misure sanzionatorie comprendono l’ammonimento per rendere consapevoli i bulli e i genitori della gravità di un’azione, non liquidabile come “una ragazzata”. Non viene introdotto un nuovo reato ma è meglio precisato quali siano le circostanze aggravanti all’articolo 612-bis del codice penale (atti persecutori) quando è commesso con modalità informatiche quali lo scambio di identità, la divulgazione di dati sensibili, la diffusione di immagini private carpite con minacce e violenza.

Per contrastare in modo efficace bullismo e cyberbullismo occorre quindi un impegno condiviso da parte di molti soggetti, da concretizzarsi con un piano di azione integrato tra Ministeri, organizzazioni, associazioni, scuola e servizi educativi, operatori dei servizi internet, polizia postale (che svolge un ruolo decisivo ed è sostenuto da un finanziamento ad hoc), Garante per la privacy, genitori e ragazzi stessi. Si prevede a tal fine l’istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un tavolo tecnico avente anche il compito di realizzare un sistema di raccolta dati e monitoraggio, oltre a promuovere campagne di sensibilizzazione e formazione/informazione.

Al contrasto di questi fenomeni si è voluto guardare quindi con un’ottica che mira anche ad affrontare principalmente il fenomeno attraverso linee di orientamento in ambito scolastico con l’individuazione di un docente referente, la modifica ai regolamenti scolastici, l’informativa alle famiglie, i progetti di sostegno alle vittime e di recupero degli autori di bullismo, soprattutto attraverso attività riparative da svolgersi a scuola.

Conclusivamente vorrei sottolineare che una educazione diffusa, tra gli adulti e tra i giovani, circa i pericoli della rete e la conoscenza sul corretto e sicuro utilizzo degli strumenti telematici sono indispensabili ma, ancor più urgente e decisivo è il supporto alla gestione della vita emotiva, degli alfabeti dei sentimenti che sono all’origine di questi comportamenti. Poiché è evidente che internet non è la causa, ma è solo un mezzo. Ciò che conta è l’uso che se ne fa. Ed è l’educazione dei sentimenti a rendere più umano l’uso della rete.

Dichiaro pertanto il voto favorevole del gruppo del Partito Democratico.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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