Vanna Iori

Un documento di tutti i parlamentari reggiani del Pd per dire “Sì” al referendum costituzionale

Un documento di tutti i parlamentari reggiani del Pd per dire “Sì” al referendum costituzionale


Il 17 luglio 2016, assieme a tutti i parlamentari reggiani del Partito Democratico (Paolo Gandolfi, Antonella Incerti, Maino Marchi e Leana Pignedoli), ho firmato un documento congiunto per esprimere l’appoggio convinto alla riforma costituzionale, che il prossimo autunno dovrà passare dall’approvazione degli italiani attraverso lo strumento del referendum.

Ecco il testo integrale del documento.

Parliamo della riforma costituzionale. Una modifica della Costituzione non avviene spesso ed è giusto affrontarla con le informazioni necessarie per decidere. Si tratta di una legge varata dal Parlamento nel pieno delle sue funzioni, cioè sia dalla Camera sia dal Senato, secondo l’iter previsto dalla costituzione stessa, per due volte a distanza di tre mesi nello stesso identico testo, dopo un lungo percorso di elaborazione e discussione che ha prodotto importanti modifiche e ha impegnato l’intero Parlamento per molto tempo.

La riforma interviene a modificare solo la parte seconda della Costituzione (che riguarda l’ordinamento della Repubblica), lasciando intatta la parte prima (che indica i principi fondamentali e i diritti e i doveri dei cittadini).

Difficile dire di cosa si tratta in poche parole. L’obiettivo fondamentale della riforma costituzionale è quello di far funzionare meglio le istituzioni e conseguentemente di rafforzare la democrazia, oltre a rendere più semplice ed efficiente il governo del paese.

Possiamo indicare i punti essenziali. Innanzitutto abolisce il bicameralismo paritario, ovvero che Camera e Senato facciano esattamente le stesse cose. Come in tutte le grandi democrazie i due rami del Parlamento devono svolgere funzioni diverse ed essere elette con procedure diverse.

Così si prevede nella riforma, mantenendo solo alla Camera dei deputati la funzione svolta oggi da tutte due le camere e affidando a un Senato, ridotto a un terzo dei membri, il compito di rappresentare Regioni e Comuni e partecipare all’elezione del presidente della Repubblica e della Corte Costituzionale.

In questo modo il ruolo del Parlamento verrà rafforzato e non certo indebolito. Il Parlamento acquisisce autorevolezza facendo buone leggi e per farlo deve stare più tempo sulla fase di elaborazione dei testi, sviluppando meglio in commissione i contenuti. Oggi invece gran parte dell’iter formativo delle leggi è assorbito dalle fasi di approvazione finale in aula, in cui il palleggio tra Camera e Senato esalta il conflitto politico dei gruppi riducendo invece le possibilità di collaborazione tra maggioranza e opposizione per il bene dei cittadini.

Oggi i tempi di approvazione sono poi ingestibili e a volte le leggi non arrivano ad essere neppure approvate. Far funzionare bene il Parlamento è la strada giusta per recuperare l’autorevolezza della più importante istituzione del paese e per difendere la democrazia.

Ma l’aspetto che ci preme sottolineare è che queste modifiche rafforzano la partecipazione dei cittadini anche attraverso le modifiche all’iniziativa popolare e ai referendum. Vengono poi ridefiniti i rapporti fra Stato e Regioni, conferendo più potere legislativo allo Stato e, attraverso il nuovo ruolo del Senato, più importanza alle Regioni e ai Comuni nello Stato.

Questa riforma è necessaria e urgente. Tant’è vero che da più di trent’anni le forze politiche concordano sull’esigenza di giungere alle modifiche. Il nostro paese, attraversato dall’attuale crisi economica, ha urgente bisogno di istituzioni più forti e adeguate alle sfide che i grandi flussi migratori e l’economia globalizzata ci pongono. Non a caso Napolitano aveva accettato la rielezione a condizione che il Parlamento ponesse mano finalmente nella revisione costituzionale.

Molti cittadini chi chiedono se, con tutti i problemi che dobbiamo affrontare, sia proprio necessario portare avanti adesso la riforma costituzionale: “Prima risolvete i problemi più urgenti!”. In realtà sono proprio le riforme istituzionali la precondizione per fare presto e meglio ciò di cui il Paese ha bisogno.




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

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