Vanna Iori

Su Dire: “Welfare, è necessario innovare: ecco perché serve un modello generativo”

Su Dire: “Welfare, è necessario innovare: ecco perché serve un modello generativo”
13/04/2016 | Categorie: Dire, Media Press, Welfare


Il mio articolo di oggi, mercoledì 13 aprile 2016, pubblicato sulle pagine dell’agenzia di stampa Dire.

 

Il welfare tradizionale, nelle forme e nei modelli che il nostro Paese ha conosciuto e ha sperimentato fino ad oggi, non è più sufficiente. O meglio non è adeguato alle nuove esigenze della società. Tra i bisogni della collettività, a iniziare dalle categorie sociali più deboli, e gli strumenti che oggi operano, c’è una distanza evidente, che occorre colmare.

Perché il welfare non può e non deve essere puro assistenzialismo, ma deve puntare a generare altro welfare, ponendo il soggetto beneficiario in un’ottica attiva e non passiva; non più semplice fruitore di un servizio,  ma generatore, a sua volta, di nuovo welfare.

Ho ritenuto utile porre questa riflessione alla base della proposta di legge, che reca la mia prima firma e quella della mia collega di partito Donata Lenzi, dal titolo “Welfare generativo e azioni a corrispettivo sociale”, depositata alla Camera dei deputati.

Questa proposta di legge si propone di collegare l’erogazione di una prestazione del sistema integrato per garantire un diritto sociale all’attivazione, da parte del soggetto destinatario della prestazione, di un impegno sociale a vantaggio della collettività.

Questa prospettiva contempla un modello di welfare incentrato sull’investimento delle risorse per la loro rigenerazione, la loro messa a rendimento e la responsabilizzazione di aiutati e aiutanti nel perseguimento di obiettivi di benessere e di sviluppo sociale.

L’implementazione di questo tipo di pratica permette di superare la visione assistenzialistica del welfare come spesa a perdere, cercando invece di innescare circuiti virtuosi di reinvestimento e rigenerazione delle risorse economiche e personali impiegate nei percorsi di aiuto. Tutto questo senza generare nuova spesa, ma utilizzando in modo diverso le risorse esistenti, così da renderle produttive di plusvalore sociale ed economico.

Si tratta di una proposta che guarda alla società nel suo insieme (in termini di coesione e sviluppo di spirito solidaristico) e alle singole persone destinatarie di interventi di sostegno sociale, valorizzando l’apporto che esse possono offrire al perseguimento del bene comune.
Gli attori istituzionali (Stato, Regioni e Province autonome, autonomie locali), ognuno per le proprie competenze e funzioni, sono i primi responsabili dell’attuazione della legge, in un sistema di collaborazione aperto a tutti gli attori del territorio. La leva con la quale dare attuazione a questa prospettiva sono le “azioni a corrispettivo sociale”, ossia le attività che coinvolgono i percettori di forme di sostegno al reddito, proposte a livello locale da enti promotori pubblici e privati, nell’ambito di progetti valutati e monitorati dalle istituzioni stesse.

La proposta di legge, assumendo il sistema già sperimentato nell’ambito del servizio civile nazionale, disegna compiti, procedure e modalità attuative in grado di valorizzare il potenziale rigenerativo di queste azioni nell’ambito dei sistemi di welfare locali. Gli esiti prodotti sulle persone coinvolte sono migliorativi dell’impatto sociale nel territorio di riferimento.

Con questo intervento legislativo si vuole offrire una nuova prospettiva di integrazione tra la dimensione personalista e quella solidarista sancita nella nostra Carta costituzionale, propria della garanzia dei diritti sociali e del raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale.
Limitare le diseguaglianze esistenti e perseguire la pari dignità sociale sono obiettivi che non possono essere perseguiti soltanto sul versante dei diritti, ma richiedono invece di considerare insieme anche il piano dei doveri o, per meglio dire, della solidarietà. 



Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

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