Vanna Iori

Sulla Gazzetta di Reggio la mia intervista “Professione educatore, ora servirà una laurea”

Sulla Gazzetta di Reggio la mia intervista “Professione educatore, ora servirà una laurea”
04/04/2016 | Categorie: Educazione, Interviste, Media Press


Lunedì 4 aprile 2016 la Gazzetta di Reggio ha pubblicato una mia intervista dal titolo “Professione educatore, ora servirà una laurea”, nella quale ho potuto illustrare le potenzialità della mia proposta di legge sulla disciplina delle professioni di educatore e pedagogista: da un lato il riconoscimento della professionalità di decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici, dall’altra il miglioramento dei servizi educativi a tutto vantaggio di bambini, anziani, disabili, carcerati e tante altre categorie di persone che meritano il massimo dell’impegno e della competenza da parte di chi è chiamato a relazionarsi quotidianamente con loro.

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Quando si parla di “educatori”, nella migliore delle ipotesi si pensa a figure che operano nel mondo della scuola, probabilmente e prevalentemente quella dell’infanzia. A prevalere in ogni caso è una definizione piuttosto vaga, e spesso limitata, anche perché ad oggi esiste un assoluto vuoto legislativo. Destinato ad essere colmato grazie ad una proposta di legge che vede come prima firmataria l’onorevole reggiana Vanna Iori e che ha da pochi giorni incassato il via libera dalla commissione Cultura della Camera.

Onorevole lori, perché questa proposta di legge è così importante?

«Per un motivo molto semplice. Per la prima volta in Italia vengono disciplinati i profili degli educatori e dei pedagogisti: si tratta di un risultato atteso da troppo tempo e che darà certezze a circa 150mila persone in Italia. Finalmente chi lavora in ambito educativo potrà vedere riconosciuta la propria professionalità. Ad oggi, per essere assunti come educatori basta avere un qualsiasi diploma di scuola superiore e un attestato che si ottiene dopo avere semplicemente frequentato un corso di tre mesi».

Per fare chiarezza, gli educatori dove operano oltre che in ambito scolastico?

«In realtà gli educatori, oltre che negli asili nido, li troviamo soprattutto quando si ha a che fare con attività extrascolastiche, da quelle ludiche a quelle sportive e ambientali. Senza dimenticare gli ambiti socio-assistenziali, la cooperazione internazionale e l’intercultura. Ma gli educatori operano anche nelle carceri, nei centri per gli anziani e in quelli per disabili. Tornando alla scuola, possono affiancare gli insegnanti di sostegno o portare il proprio contributo per affrontare tematiche specifiche… penso al bullismo».

Inevitabile pensare ai recenti fatti di cronaca che ci parlano di abusi e maltrattamenti su anziani, senza dimenticare minori e disabili…

«Il fatto è che non ci si improvvisa nel ruolo di educatori perché la scarsa preparazione può produrre comportamenti e atteggiamenti deleteri in tutti gli ambiti sociali, educativi e sanitari dove è invece necessario un alto profilo professionale, oltre a capacità di ascolto e relazione. I recenti casi di abusi e maltrattamenti rendono ancora più evidente la delicatezza e la centralità di queste professioni nella vita delle persone».

Come può, una legge, garantire un alto profilo professionale?

«Innanzitutto vengono fissati alcuni requisiti basilari, prendendo come riferimento il livello delle conoscenze richieste dal quadro europeo delle qualificazioni professionali, e individuando i percorsi di studio, le competenze, i titoli, gli sbocchi occupazionali. Entrerà in vigore l’obbligatorietà della laurea per accedere alle professioni educative e poiché in Italia, oggi, oltre a Scienze dell’educazione anche le facoltà di Medicina laureano educatori professionali, si invitano le università a favorire l’istituzione di corsi inter-facoltà tra Medicina e Scienze della formazione per avvicinare i due profili professionali. Certo. il possesso di una laurea non garantisce che non saranno mai più registrati casi di abusi e maltrattamenti… ma dobbiamo considerarlo un punto di partenza».

E chi già lavora come educatore e non possiede una laurea? Dovrà reinventarsi una professione?

«Nessun educatore perderà il lavoro. E poiché non va dimenticata l’importanza che riveste l’esperienza sul campo, la proposta di legge prevede norme transitorie. Viene salvaguardato innanzitutto chi ha più di cinquant’anni di età e chi ha più di venticinque anni di esperienza in campo educativo. Chi non rientra in queste fasce potrà conseguire in un anno la laurea in triennale grazie all’introduzione di un corso di formazione online».

Chi deve esultare per questa legge?

«È una legge che rappresenta un passo avanti per tutti. Da un lato gli educatori e i pedagogisti vedranno riconosciuta una dignità scientifica e professionale al proprio lavoro. Dall’altro ci sarà un decisivo miglioramento della qualità dei servizi per anziani, disabili, minori, carcerati, le fasce deboli della popolazione».




Vanna Iori

Docente universitaria e Senatrice del Partito Democratico

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