Vanna Iori

Sulla Gazzetta di Reggio la mia intervista su integrazione, ius soli e cittadinanza

Sulla Gazzetta di Reggio la mia intervista su integrazione, ius soli e cittadinanza
25/03/2016 | Categorie: Media Press


Venerdì 25 marzo 2016 la Gazzetta di Reggio ha dedicato un’intera pagina a una mia intervista sull’integrazione scolastica degli alunni stranieri e sulle prossime sfide rappresentate dallo ius soli “temperato” e dalla nuova legge sul diritto di cittadinanza presentata in Parlamento.

Sotto il ritaglio la trascrizione integrale dell’articolo.

 

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Sono nati e cresciuti in Italia. Frequentano le nostre scuole. Ma per la legge non sono ancora italiani. Nelle scuole reggiane, statali o paritarie, il 58,6% degli iscritti dl origine straniera non ha la cittadinanza italiana, anche se nati e cresciuti nel nostro Paese. In pratica, più di uno su due.

È quanto emerge dai dati diffusi dall’Ufficio scolastico regionale per l’Emilia-Romagna per l’anno 2015-2016. Fra le province emiliano-romagnole, la percentuale del 58,6% è la più alta a livello regionale, pari a 6.068 bambini su una popolazione studentesca provinciale che conta complessivamente 64mila frequentanti. Numeri all’origine anche del primato reggiano a sostegno della campagna nazionale “L’Italia sono anch’io”, in favore di una nuova legge sul diritto di cittadinanza.

Il disegno di legge è già stata approvata alla Camera. E a breve entrerà in discussione in Senato. “Rispetto al passato, nella legge approvata alla Camera sono introdotti due nuovi istituti – spiega la parlamentare reggiana Vanna I ori, fra le principali promotrici della campagna – Per ottenere la cittadinanza non sarà più sufficiente solo il luogo di nascita, ma anche il luogo di crescita. Si tratta di uno “ius soli temperato”. Ecco perché la scuola diventa fondamentale per l’integrazione. Per ottenere la cittadinanza italiana verrà richiesto un inserimento culturale che passa infatti soprattutto attraverso la scuola, dove si apprende non solo l’italiano, ma anche la nostra storia e la nostra cultura”.

In tutta l’Emilia-Romagna sono 504.414 gli alunni che frequentano le scuole statali e paritarie della regione. Di questi, 75.951 sono di origine straniera, pari al 15,1% del totale. Una percentuale che sale al 16,2% nella nostra provincia, dove la maggior presenza di bambini stranieri si rileva soprattutto nelle scuole primarie. Su 26.791 iscritti alle elementari reggiane, infatti, sono 4.848 i bambini non italiani (18%), scendendo a 2.629 nelle scuole medie (su un totale di 15.792 iscritti, per una percentuale del 16,6%) e risalendo a 2.875 nelle scuole superiori (21.482 iscritti, 13,4%).

In totale, gli alunni che frequentano le scuole della nostra provincia sono 64.065, di cui 10.352 stranieri. In termini assoluti, il maggior numero di bambini stranieri rilevato nell’anno scolastico 2015-2016 riguarda il primo anno di scuola primaria: 1.044.

Quanto al rapporto tra alunni senza cittadinanza e totale dei frequentanti stranieri, i dati messi in evidenza dall’Ufficio scolastico regionale testimoniano come siano sempre le scuole primarie quelle in cui ci sono le percentuali di alte, per un fenomeno che scende man mano che sale il livello dell’istruzione. Alle primarie reggiane, la percentuale è pari al 76,8% (3.725 iscritti). Alle medie, invece, non supera il 56,9% (1.497 iscritti). Quanto alle scuole superiori, la percentuale si ferma al 29,4% (846 iscritti). Bassissima, in termini assoluti, la loro presenza nelle scuole paritarie: solo 39 alunni.

“I dati reggiani sono in linea con quelli nazionali – aggiunge lori – la maggiore presenza di bambini stranieri nelle scuole primarie è da mettere in rapporto all’ultima ondata migratoria, per le quali c’è una maggiore integrazione in atto”. Ma, sui numeri, pesa anche il fenomeno della dispersione scolastica: “Su questo aspetto le ragioni sono tante, sia di ordine culturale che economico. Molti ragazzi, ad esempio, vanno a lavorare appena terminata la scuola dell’obbligo. Ma secondo i dati in nostro possesso gli studenti stranieri che frequentano le scuole secondarie hanno un maggior successo scolastico. E questo è sicuramente un aspetto interessante, perché denota un desiderio di riuscire e una determinazione anche superiore rispetto ai ragazzi italiani”.

Per lori, “si deve lavorare in direzione dell’integrazione. E lo dico anche in relazione agli ultimi eventi avvenuti in Belgio. La mancata integrazione porta violenza ed emarginazione da cui poi nascono distruzione e morte”.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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