Vanna Iori

Le domande dei bambini sul terrore e la necessità di educare al coraggio

Le domande dei bambini sul terrore e la necessità di educare al coraggio
16/11/2015 | Categorie: Huffington Post, Media Press


Il mio nuovo articolo uscito oggi sull’Huffington Post.

 

 

Informarli o tenerli all’oscuro? Censurare la violenza o educarli al dolore? I tragici fatti di Parigi pongono la necessità di interrogarsi su quale sia la strada più corretta e responsabile per preservare i minori dai messaggi violenti che arrivano nelle nostre case dalla barbarie del terrorismo internazionale.

Morti, spari, feriti, sangue, esplosioni: questo universo di distruzione e sofferenza anima in questi giorni la televisione e la rete. Anche i minori sono coinvolti: a loro dobbiamo guardare con attenzione. Molti fanno domande a cui gli adulti non sanno trovare parole per rispondere, loro stessi incapaci di comprendere l’assurdo di quell’orrore che può raggiungere anche la loro quotidianità.

Innanzitutto bisogna ascoltarli, accompagnarli, aiutarli a dar nome a ciò che provano, perché nominare i sentimenti aiuta a farli uscire dal timore di essere dentro una catastrofe collettiva incomprensibile e a produrre fantasie segrete e confuse angoscianti per il futuro. Non si può non aver paura, ma si può riconoscerne “l’oggetto” e nominarlo, chiamarlo per nome esplicitarlo, capire cosa c’è dietro quella paura, cosa immaginano, come pensano che si possa vincere.

Invitare i bambini a disegnare, dipingere, raccontare per esprimere e dar voce alle tonalità emotive suscitate dalle immagini di morte e distruzione. Agli adulti spetta il compito di accompagnarli di fronte alle notizie di terrore senza sottovalutare i vissuti dei bambini, immaginando che non capiscano o non vivano intensamente ciò che ascoltano e vedono in televisione.

Di fronte alle paure dei bambini, molti genitori tendono a pensare che sia meglio nascondere o fornire risposte evasive, per preservarli e proteggerli. Altri preferiscono invece raccontare la cruda “verità”, ma le spiegazioni degli adulti non sempre “spiegano” nella logica infantile. Tanto più nel terrorismo, incomprensibile e drammatico, fonte di insicurezza collettiva e di paure che interrogano anche noi adulti.

È sbagliato minimizzare, così come nascondere ai bambini il volto doloroso della vita o far loro ignorare gli aspetti tragici. Ma senza negarli, sottovalutarli o cancellarli, si può rendere più lieve questa consapevolezza. Innanzitutto occorre aver cura di raccontare che, accanto all’odio e alla ferocia, esiste nell’umanità anche la solidarietà, l’amore, il coraggio. Per esempio raccontando dei parigini che hanno aperto le loro porte per mettere al sicuro chi fuggiva terrorizzato dagli spari.

I bambini devono poter credere ancora in un futuro nel quale il dolore può essere sconfitto. Per questo è indispensabile mostrare delle alternative. Impedire che quell’esperienza di paura uccida la speranza, il dialogo, la libertà, la dignità. Ma soprattutto l’elaborazione della paura assieme ai bambini deve essere l’occasione per educare al coraggio e ai valori della pace.

La famiglia e la scuola dovrebbero farsi carico di aiutare i bambini insegnando loro che l’odio e la vendetta non sono strade che portano a una soluzione, insegnare che hanno però il dovere di non subire passivamente, ma hanno diritto di intervenire sul mondo e modificarlo. Educare al coraggio è la consapevolezza che occorre riconoscere la paura per poterla affrontare. Solo grazie all’adulto alleato, il bambino può essere rassicurato. I bambini non vanno lasciati soli con le loro paure. Devono percepire che gli adulti che li circondano continuano a coltivare la speranza di pace, anche nell’odio e nella violenza.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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