Vanna Iori

Intervista a Bologna Nidi: la mia legge 2656 sulla figura dell’educatore

Intervista a Bologna Nidi: la mia legge 2656 sulla figura dell’educatore
12/11/2015 | Categorie: Educazione, Interviste, Media Press


Il 12 novembre del 2015 sul sito Bologna Nidi è stata pubblicata un’intervista sulla mia legge (la numero 2656) per la disciplina della figura dell’educatore.

 

 

 

La proposta di legge 2656 attualmente in discussione al Senato ha una storia molto lunga. Da anni educatori e pedagogisti chiedono precisa definizione professionale. Secondo lei in che tempo potrà essere approvata?

Una domanda molto difficile a cui rispondere. I tempi per l’approvazione di una legge sono sempre imprevedibili, per diversi motivi. Potrebbe verificarsi un’urgenza che blocca temporaneamente la discussione, oppure al Senato le procedure potrebbero andare più lentamente. Ma ciò detto, sono cautamente ottimista. Fino ad ora i tempi sono stati snelli, c’è stata un’unità di intenti tra i membri della commissione del comitato ristretto per l’approvazione del testo. Diciamo che la mia speranza è che entro il 2016 si possa approvare il testo.

 

Nella proposta di legge non si fa cenno a chi già opera nel settore come educatore. Sappiamo che almeno il 70% degli educatori oggi lavorano senza un titolo di laurea. Il gruppo degli educatori uniti contro i tagli ha richiesto di equiparare 5 anni di lavoro al titolo di laurea. È una proposta plausibile?

Abbiamo già incontrato gli educatori contro i tagli e ho spiegato loro, così come ho d’altro canto dichiarato in più occasioni, che la legge non ha valore retroattivo. Per cui chi già lavora non verrà toccato nella sua posizione. Solo dopo l’approvazione sarà necessaria la laurea per lavorare come educatore. Oggi nel testo di legge non c’è questa precisazione, ma sarà inserita non appena inizierà la discussione sul testo.

Ci tengo anche a precisare che dovremo articolare anche norme transitorie per il passaggio dalla fase precedente a quella che sarà regolamentata dall’obbligatorietà del titolo. Potremmo dare un determinato tempo per conseguire i titoli richiesti, oppure riconoscere il lavoro già svolto come credito formativo per i tirocini obbligatori, o potremmo fare formazioni intermedie con un indirizzo di laurea specifico per educatori a coloro che già hanno svolto un lavoro. Ma queste mie opinioni dovranno essere discusse collettivamente in commissione per poi trovare validità normative.

 

La proposta di legge ha il compito di appianare le ingiustizie che esistono per i titoli di studio. Come già detto ci sono territori che chiedono titoli di studio, altri dove bastano corsi di tre mesi affidati ad associazioni. Ma c’è anche un’altra ingiustizia: spesso gli educatori che operano nel privato hanno contratti peggiorativi e retribuzioni più basse dei colleghi assunti dal pubblico. Quando e come si potranno discutere queste ingiustizie?

La mia proposta di legge nasce proprio da queste ingiustizie che rendono eterogenee le figure professionali e le mantengono in una condizione di fragilità. Diciamo che la legge è il primo passaggio per definire l’identità professionale per la figura dell’educatore e del pedagogista, le competenze e gli sbocchi occupazionali.

Una volta stabiliti questi contorni, potremmo avviare la discussione dei problema che lei pone sulle retribuzioni. Il tema però non può essere affrontato in sede legislativa. Il legislatore indica i requisiti, le competenze e gli ambiti. Non certo gli aspetti retributivi. Possiamo però dire che senza chiarezza professionale non è possibile definire criteri retributivi.

 

Nell’ultima legge di stabilità si riconosce per la prima volta un fondo per le povertà soprattutto dedicate all’infanzia. Ma nulla si prevede per l’incremento dei servizi educativi 0-3 anni. Questo nonostante i nidi siano stati riconosciuti, da più autorevoli fonti, come uno dei migliori strumenti per prevenire e arginare fragilità sociali e di povertà, e nonostante, come dimostrato da una nostra indagine giornalistica, i nidi stiano chiudendo. Perché questa mancanza? Lei cosa ne pensa?

Nella legge di stabilità sono previsti fondi per la fascia 0-6 anni che, come certamente saprà, è andato in delega. Nella legge 107 si riconoscono quindi i nidi come il primo segmento formativo d’istruzione. E quindi la voce di spesa si colloca già nella legge 107.

 

Anche nella legge 107, come diceva qualche giorno fa Lorenzo Campioni in una recente intervista al Fatto Quotidiano, non si vedono economie. E quindi?

Qualche giorno fa la rappresentante del Miur è stata presente in audizione e ha riferito del positivo andamento dei lavori del tavolo tecnico preposto per discutere dei servizi alla prima infanzia. È un fatto importante. Soprattutto perché i nidi, come ovvio, sono un importante ambito occupazionale per gli educatori.




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Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

Un commento

  1. Gabriella
    settembre 17th, 2016 5:19

    Buongiorno, vorrei avere un chiarimento. Nel 2003 ho conseguito la laurea in Scienze della Formazione, indirizzo Educatore Professionale Extra-Scolastico nell’Università di Lecce, Laurea quadriennale.
    Mi era stata consigliata questa scelta perché all’epoca dell’iscrizione, il mio desiderio era quella di lavorare nell’ambito sociale ed in particolar modo nella psichiatria.
    Dal 2004 ad oggi ho lavorato in una Comunità Riabilitativa Psichiatrica. Tuttavia mi è stato detto che se volessi cambiare sede di lavoro, il mio titolo non sarebbe più valido (in quanto nella mia comunità hanno ottenuto una “sanatoria” che consentiva di mantenere tutti gli educatori già al lavoro).
    -Come è possibile che quando mi sono iscritta all’università, tra gli sbocchi professionali vi erano le comunità e che ora invece il mio titolo non sia più valido?
    – Se io dovessi dimettermi da questo lavoro per gravi motivi personali e poi dovessi ripresentare il curriculum tra qualche mese, sempre da loro, una volta risolti i miei problemi, non potrebbero più assumermi? Nonostante abbia lavorato egregiamente per 12 anni? Ho paura e mi sento affranta per il fatto che un lungo percorso di studi e lavorativo possa essere vanificato così. Confido in una sua risposta.

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