Vanna Iori

Quando i genitori sono un ostacolo da eliminare

Quando i genitori sono un ostacolo da eliminare
10/11/2015 | Categorie: Huffington Post, Media Press


Il mio nuovo articolo uscito oggi sull’Huffington Post.

 

 

Figli contro genitori. Fino al punto di portare lo scontro generazionale all’estremo: ucciderli. La vicenda dei fidanzatini killer di Ancona non si esaurisce nella ricostruzione dettagliata dell’omicidio. Dietro quei colpi di pistola e quella complicità tra i due giovanissimi contro i genitori della ragazza si nasconde un mondo fatto di regole non condivise. E perciò di conflitti. Regole percepite come imposizioni che mettono in evidenza la difficoltà dell’educare per genitori, sempre più disorientati. E dall’altra parte quelle gabbie in cui tanti adolescenti si ritrovano oggi e che li fanno sentire prigionieri in casa propria, dove alle regole percepite come diktat si reagisce con la violenza dei videogiochi che si sovrappone alla finzione e diventa realtà.

È in quell’equilibrio educativo precario che occorre guardare se si vuole analizzare in controluce quanto è accaduto ad Ancona e tentare di capire l’inconcepibile tragico epilogo. L’educazione familiare non può che ripartire dal riconoscimento dei limiti. Accettare i limiti non è un segno di debolezza. È un atto di onestà, anche emotiva. È il riconoscimento degli errori senza che si trasformino in smacco. È la capacità di vedere e riconoscere le proprie fragilità e le proprie difficoltà. È l’interruzione del delirio di onnipotenza che, negando i limiti (“mio figlio non ha nessun problema”), è più esposto al rischio che le delusioni si traducano in disperazione impotente (“abbiamo sbagliato tutto”). È la franchezza di guardare in faccia la propria insicurezza, senza sottrarsi al timore di essere messi sotto accusa.

Talvolta i genitori non vogliono vedere. L’accettazione dei limiti e delle fragilità è il primo passo per cercare risposte corrette e coerenti. È l’inizio delle risposte sane, che possono aiutare ad “abitare l’incertezza”. È difficile valorizzare la soddisfazione della genitorialità quando il timore di sbagliare paralizza i genitori, che spesso preferiscono non scegliere, non decidere, non intervenire. Sono troppo insicuri, frastornati dal lavoro, preoccupati economicamente, incerti generazionalmente, inquieti per i propri sensi di colpa e di inadeguatezza. Nessuno vuole attribuirsi la parte ingrata di chi pone un divieto o richiede il rispetto delle norme o, tantomeno, assegna punizioni.

L’incapacità dei genitori di dire i “no” che aiutano a crescere ha privato i figli del valore formativo dei limiti e dei rifiuti. Ma i figli chiedono questa capacità ai genitori. E hanno bisogno che vengano loro insegnati i limiti, purché sappiano che nascono dall’amore, non dall’imposizione autoritaristica. I bambini-sovrani, dispotici e prepotenti, esigenti nelle richieste, senza regole e divieti, diventano spesso adolescenti infelici, confusi e sbandati, privi di risposte di senso per l’esistenza. Lasciar fare e lasciar correre non apre conflitti per la fatica che comporta sostenerli, e perché è molto più semplice assecondare le richieste evitando discussioni.

Educare è gestire e affrontare i conflitti, non ignorarli. La paura dei conflitti preclude la comunicazione autentica. Le domande si attestano sulla mera informazione (“Che cos’hai fatto a scuola?”), senza andare più a fondo nella dimensione empatica e nell’esplorazione dei vissuti dei figli.

Sapere riconoscere in sé e insegnare ai figli il limite è una competenza educativa indispensabile che ha bisogno di intelligenza emotiva. E non soltanto di consapevolezza razionale o comprensione intellettuale, ma di sentire e di ascoltare. I genitori devono mettere in gioco se stessi come persone, riconoscersi “imperfetti” nel proprio ruolo, ma sapendo abitare l’imperfezione. La percezione dei propri limiti è spesso in vario modo sostituita da autoinganni, mezze verità, rancori o sentimenti di colpa con cui si nascondono le proprie debolezze, i segreti, le complicità, le miserie. Occorre invece incentivare lo sguardo al positivo, alle risorse che i genitori possiedono (spesso sottostimate o ignorate), e non solo ai timori ed alle ansie educative, alimentate dai media che della famiglia parlano soltanto in occasioni tragiche (infanticidi, abusi, uxoricidi) e non danno mai visibilità alla dolcezza della cura educativa.

Altrimenti a genitori fragili si contrappongono figli fragilissimi. E nella fragilità chi, come un adolescente, non è dotato degli strumenti emotivi e cognitivi necessari, perde ogni punto di riferimento. Fino a vedere i propri genitori come un ostacolo da eliminare.




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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