Vanna Iori

La mia interrogazione a risposta in commissione contro il lavoro minorile in Italia

La mia interrogazione a risposta in commissione contro il lavoro minorile in Italia


Il 15 luglio del 2015 ho presentato un’interrogazione a risposta in commissione (la numero 5-06046) presso la XI commissione Lavoro pubblico e privato della Camera (indirizzata al Ministero del lavoro e delle politiche sociali) sul fenomeno del lavoro minorile in Italia.

 

 

Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
secondo i più recenti dati emersi dal rapporto ILO (International labour organization), diffusi in occasione della giornata mondiale contro il lavoro minorile del 12 giugno 2015, sono almeno 168 milioni i bambini e gli adolescenti nel mondo costretti a lavorare, di cui 85 milioni in occupazioni altamente rischiose, occupati anche in miniera o in fabbrica;
il lavoro minorile è una realtà che non interessa i Paesi poveri e in via di sviluppo, poiché i bambini lavoratori sono presenti anche nel nostro Paese, sia pure non quantificabili con sicurezza perché si tratta di un fenomeno sommerso e perché l’ISTAT, che nel 2000 aveva elaborato un report sull’argomento, non ha più aggiornato i dati; la quantificazione è affidata alla documentazione raccolta da Save the Children tramite il rapporto «Game Over» del 2014 da cui emerge che in Italia almeno 380.000 minori sotto i 16 anni sono coinvolti in attività lavorative: una cifra spaventosa, che corrisponde al 7 per cento della popolazione dei minorenni nella fascia di età dai 7 ai 15 anni;
di questi bambini lavoratori ben 28.000, ossia l’11 per cento, svolgono compiti pericolosi per la loro sicurezza e per la loro salute o si trovano in condizioni ai limiti dello sfruttamento, con un impegno continuativo per un alto numero di ore o in orario notturno; impiegati principalmente in famiglia (44,9 per cento) o fuori dal circuito familiare, svolgono attività lavorativa principalmente nella ristorazione, nell’agricoltura, nel commercio e nell’artigianato, spesso in condizioni di sfruttamento e sono ancora più esposti al rischio di abusi e violenze;
dal rapporto Save The Children – Ministero della Giustizia «Lavori ingiusti», pubblicato nel giugno 2014, emerge che ben il 66 per cento dei minorenni nel circuito della giustizia minorile ha svolto attività lavorativa in età precoce, prima dei 16 anni e, di questi, il 73 per cento sono italiani; inoltre il 40 per cento ha lavorato anche prima del compimento dei 13 anni e l’11 per cento ha svolto attività lavorativa persino prima degli 11 anni;
questi dati allarmanti, mettono in luce anche la stretta relazione fra il lavoro minorile (con conseguente abbandono scolastico, che in Italia è al 18,2 per cento fra i più elevati d’Europa nell’età di passaggio fra la scuola media e superiore) e il coinvolgimento di bambini e ragazzi nelle reti criminali;
la dolorosa realtà del lavoro minorile non solo priva le bambine e i bambini della loro infanzia, ne compromette l’educazione e il percorso scolastico, la salute, la sicurezza, lo sviluppo e il rapporto con i coetanei, ma ne pregiudica ogni prospettiva futura e la possibilità di garantirsi un’istruzione e un lavoro dignitoso a lungo termine: i risultati dell’analisi ILO rilevano infatti che l’aver svolto lavoro in minore età è associato ad un abbandono precoce del percorso scolastico; a loro volta, coloro che lasciano la scuola prima dei 15 anni hanno generalmente un rischio maggiore di rimanere fuori dal mercato del lavoro o di trovare unicamente occupazioni instabili e a breve termine;
il lavoro minorile è un dramma indegno di un Paese civile, sottovalutato e sottostimato anche per la mancanza di un monitoraggio istituzionalizzato di questo fenomeno che distrugge il presente e il futuro di centinaia di migliaia di bambini e adolescenti, e che oggi, anche in mancanza di una risposta concreta delle Istituzioni, rischia di aggravarsi ulteriormente;
come sancito all’articolo 32 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, è preciso dovere dello Stato proteggere i bambini dallo sfruttamento economico e dalla costrizione ad ogni tipo di lavoro che possa comportare rischi o sia suscettibile di porre a repentaglio la sua educazione, di nuocere alla sua salute o al suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale, adottando le necessarie misure legislative, amministrative, sociali ed educative, nonché prevedendo pene e sanzioni appropriate;
anche la legislazione italiana ha emanato negli anni normative precise per impedire il lavoro minorile; tra le più importanti: legge n. 77 del 1967 (tutela del lavoro dei bambini e degli adolescenti), legge n. 157 del 1981 (Età minima di accesso al lavoro che prevede 15 anni in generale, 13 per i lavori leggeri, 18 per i lavori pesanti), legge n. 176 del 1991 articolo 28, (diritto all’educazione) e articolo 32: (Protezione da sfruttamento economico ed attività nocive), legge n. 148 del 2000, (Proibizione e immediata azione per l’eliminazione delle forme peggiori di lavoro minorile) decreto legislativo 345 del 1999 (Protezione dei giovani sul lavoro) con integrazioni del decreto legislativo 262 del 2000 e del decreto legislativo 345 del 1999, decreto legislativo 77 del 2005 (alternanza scuola-lavoro), legge 296 del 2007 (istruzione obbligatoria impartita per almeno 10 anni, da 6 a 16 anni, con conseguente aumento a 16 anni dell’età per l’accesso al lavoro, escluso il settore dello spettacolo e dello sport –:
se, il Ministro interrogato, non ritenga improcrastinabile un intervento delle istituzioni finalizzato ad affrontare il dramma del lavoro minorile, anche attraverso l’adozione di un piano di azione nazionale mirato;
se non ritenga necessario attivare un sistema istituzionalizzato di raccolta dati aggiornati relativi alla diffusione del lavoro minorile in Italia e di monitoraggio regolare del fenomeno su tutto il territorio italiano, anche incaricandone l’ISTAT (che nel 2000 elaborò un report sull’argomento, non più aggiornato);
quali misure intenda mettere in atto, con il coinvolgimento delle forze dell’ordine, per la vigilanza, al fine di prevenire e contrastare efficacemente il fenomeno del lavoro minorile in Italia e lo sfruttamento di bambini e adolescenti;
se non ritenga opportuno predisporre, avvalendosi dei principali media, campagne informative di prevenzione e di sensibilizzazione su questo fenomeno di dolorosa inciviltà. (5-06046)




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l'infanzia e l'adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

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