Vanna Iori

Baby killer a Napoli. L’educazione di strada è l’investimento da cui ripartire

Baby killer a Napoli. L’educazione di strada è l’investimento da cui ripartire
11/09/2015 | Categorie: Huffington Post, Media Press, Minori


Il mio nuovo articolo uscito oggi sull’Huffington Post.

 

Un investimento straordinario sull’educazione di strada per recuperare alla cultura della legalità questa ”generazione calibro 9”. Non abbiamo altra via per prevenire i drammatici costi economici e umani di una generazione di adolescenti che oggi sono costretti a subire modelli negativi perché privati della possibilità di scegliere un futuro diverso. Il fenomeno dei baby killer a Napoli, che in queste ore si sta mostrando in tutta la sua drammaticità, impone un’assunzione di responsabilità netta.

Occorre coinvolgere educatori, insegnanti, assistenti sociali, associazioni di volontariato, parrocchie e centri sportivi. Prima, molto prima e molto più massicciamente del ricorso alle forze dell’ordine perché agire educativamente sulla formazione delle coscienze dei ragazzi è l’unico modo per evitare di consegnarli alla violenza e all’attività delinquenziale.

Quel diciassettenne ucciso al rione Sanità, mingherlino, come lo definisce l’assistente sociale, che non avrebbe fatto del male a nessuno, era allo stesso tempo un adolescente che aveva già conosciuto gli ambienti della criminalità, che aveva precedenti penali per reati minori e che aveva usufruito della messa alla prova, come misura cautelare alternativa alla pena. Andava a scuola, allenava a calcio i più piccoli.

Colpito per sbaglio? Finito dentro una faida tra i giovani delle bande rivali che si ammazzano per il controllo del territorio? Ragazzini che hanno in mano armi di grosso calibro, baby gang che spostano la loro violenza negli ambiti di controllo del territorio tradizionalmente gestiti dagli adulti. Questa “paranza dei bambini”, come l’ha definita il capo della procura di Napoli, è un’ondata di violenza minorile in aumento allarmante. I capi sono in carcere. Ora vanno avanti i giovanissimi.

E se in Italia il 68% dei reati minorili è commesso da gruppi di baby gang, la responsabilità è certamente degli adulti. Della loro assuefazione o dell’indifferenza che sminuisce questa tragedia. Che non è una tragedia soltanto per il numero di morti, ma per l’età dei killer e delle vittime. Per l’intensificarsi della criminalità minorile divenuta sempre più inarrestabile.

È la tragedia di una città soffocata dalla crisi economica, dall’assenza di servizi sociali e socio-educativi, dalla crescente fragilità delle reti familiari, dalla dissoluzione delle reti solidaristiche, dove la vita di strada rimane l’unico luogo educativo, in un contesto di abbandono scolastico da record, di analfabetismo reale, di assenza quasi totale di educazione alla legalità e all’etica sociale. Alla strada rimane la trasmissione dei contenuti e dei valori basati sulla cultura camorrista. A tutti noi, invece, il dovere di dare a quei ragazzi di vita gli anticorpi necessari per rinascere.

 




Vanna Iori

Deputata del Partito Democratico | Componente della Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza | Componente e segretaria della II commissione Giustizia della Camera | Componente della VII commissione Cultura, scienza e istruzione della Camera

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *